Cos’è lo SREP?

16 giugno 2016

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Le autorità di vigilanza svolgono un regolare esercizio di valutazione e misurazione dei rischi a livello di singola banca. Questo momento fondamentale dell’attività di vigilanza, denominato “processo di revisione e valutazione prudenziale” (supervisory review and evaluation process, SREP), consiste nel sintetizzare i risultati emersi dall’analisi per un dato anno e nell’indicare alla banca le azioni da intraprendere.

Nello specifico, lo SREP mette a fuoco la situazione dell’intermediario in termini di requisiti patrimoniali nonché di gestione dei rischi. Nella decisione SREP, che l’autorità di vigilanza invia alla banca a conclusione del processo, si definiscono gli obiettivi fondamentali per fronteggiare le problematiche riscontrate. La banca deve quindi effettuare un intervento correttivo nei tempi previsti.

A quali elementi guarda l’autorità di vigilanza?

Per assicurare parità di condizioni è indispensabile applicare gli stessi parametri a tutte le banche. Lo SREP fornisce ai responsabili della vigilanza uno strumentario armonizzato per esaminare il profilo di rischio delle banche da quattro diverse angolazioni.

  1. Modello imprenditoriale: i responsabili della vigilanza valutano la sostenibilità dell’assetto delle singole banche, in altre parole esaminano se siano impegnate in un’ampia gamma di attività oppure si concentrino soltanto su alcuni rami di operatività. Una banca che si occupasse esclusivamente di spedizioni marittime, ad esempio, sarebbe altamente vulnerabile a un rallentamento del commercio mondiale o alla concessione di finanziamenti eccessivamente generosi agli armatori, con un conseguente rischio da gestire.
  2. Governance e gestione del rischio: i responsabili della vigilanza analizzano la struttura organizzativa delle singole banche tenendo sotto osservazione i loro organi di amministrazione e verificando se i rischi siano gestiti in modo adeguato.
  3. Rischio di capitale: i responsabili della vigilanza appurano se la banca disponga di una rete di sicurezza adeguata per assorbire eventuali perdite derivanti, ad esempio, da attacchi al sistema informatico, da un brusco ribasso dei prezzi petroliferi o dal mancato rimborso dei prestiti nei tempi previsti.
  4. Rischio di liquidità e di provvista: i responsabili della vigilanza verificano la capacità della banca di sopperire a esigenze di liquidità specifiche, ad esempio, in fasi di incertezza economica in cui i titolari di depositi potrebbero ritirare somme molto più cospicue del solito.

Quale uso si fa dello SREP?

I gruppi di vigilanza congiunti (GVC), impegnati nel processo SREP in modo continuativo, preparano una decisione SREP per ogni banca una volta l’anno. La banca riceve una lettera nella quale si specificano le misure che dovrà attuare l’anno seguente.

La decisione SREP è calibrata in base al profilo della singola banca. In generale, ogni banca è tenuta a rispettare i requisiti normativi concernenti l’ammontare minimo di capitale che deve detenere (cosidetto “primo pilastro”).

Qui entra in gioco lo SREP. Nella decisione SREP, messa a punto per la singola banca, l’autorità di vigilanza può richiedere di detenere capitale aggiuntivo e/o fissare requisiti qualitativi (cosiddetto “secondo pilastro”). Questi ultimi possono riferirsi alla struttura di governance o alla gestione della banca.

Le singole decisioni SREP supportano anche altre attività di vigilanza e contribuiscono al monitoraggio accurato e continuo delle banche. Confluiscono altresì nella pianificazione strategica e operativa per il ciclo di vigilanza successivo e hanno un impatto diretto sulla frequenza e sul grado di approfondimento delle attività di vigilanza, svolte a distanza o in loco, per una data banca.

Cosa significa per le banche?

Ogni banca ha un profilo specifico: alcune svolgono essenzialmente le tradizionali funzioni di banca commerciale, altre gestiscono le attività finanziarie di società terze; alcune sono esposte a un settore specifico, altre operano in modo più trasversale in segmenti differenti.

Pur adottando una metodologia comune allo scopo di assicurare una vigilanza equa e coerente, si tiene conto di tali specificità calibrando la portata, l’intensità e la frequenza del processo di revisione svolto per ciascuna banca. I responsabili della vigilanza provenienti dalla BCE e dalle autorità nazionali, riuniti nei gruppi di vigilanza congiunti, considerano il potenziale impatto di una banca sul sistema finanziario, la sua rischiosità e la sua natura di impresa madre, filiazione o ente individuale.

Normalmente l’autorità di vigilanza richiederà a una banca di detenere più capitale come rete di sicurezza aggiuntiva o di vendere determinati portafogli di prestiti per ridurre il rischio di credito. Nel caso più estremo potrebbe anche invocare un cambio di gestione o un adeguamento della strategia imprenditoriale per accrescere la redditività.

Lo SREP rappresenta una novità?

In sé lo SREP non è niente di nuovo; in precedenza veniva svolto dalle autorità nazionali di vigilanza. La novità dello SREP nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico è l’applicazione di una metodologia e una tempistica comuni a tutte le banche significative dell’area dell’euro.

Il concetto di SREP è stato introdotto per la prima volta nel 2004 con gli accordi di Basilea 2 definiti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria. Regole aggiornate sono state applicate nel 2006 in tutta l’UE e, da allora, vi aderiscono le varie autorità nazionali di vigilanza.

Le 129 maggiori banche dell’area dell’euro, sottoposte alla vigilanza diretta della BCE, sanno cosa aspettarsi: il processo acquista trasparenza e in particolare gli enti transfrontalieri beneficiano di una più ampia armonizzazione dei requisiti.

La BCE ha trasmesso le prime decisioni SREP agli inizi del 2015. Queste si basavano ancora sugli approcci nazionali, con l’integrazione dei risultati della valutazione approfondita (un “controllo sullo stato di salute” delle banche) del 2014.

Il secondo ciclo di decisioni SREP, ultimate a fine 2015, si fonda per la prima volta su un approccio comune applicato in tutta l’area dell’euro. In questo modo si compie un importante passo avanti verso la realizzazione di pari condizioni nel settore bancario europeo.